Omelia del Vescovo - Celebrazione del "Te Deum" (Cattedrale Ariano I., 31 dicembre 2019)

Omelia del Vescovo - Celebrazione del "Te Deum" (Cattedrale Ariano I., 31 dicembre 2019)
Ti benedica il Signore

 e ti custodisca.

Il Signore faccia risplendere per te il suo volto

e ti faccia grazia.

Il Signore rivolga a te il suo volto

e ti conceda pace".
(Nm 6,22-27)

Una benedizione ci invita a tracciare all’inizio del nuovo anno un cammino di pace che “…è una sfida, tanto più complessa in quanto gli interessi in gioco, nei rapporti tra persone, comunità e nazioni, sono molteplici e contradditori. Occorre, innanzitutto, fare appello alla coscienza morale e alla volontà personale e politica.
La pace, in effetti, si attinge nel profondo del cuore umano e la volontà politica va sempre rinvigorita, per aprire nuovi processi che riconcilino e uniscano persone e comunità. (Messaggio per la Pace 2020)
Questo passaggio del messaggio del Santo Padre per la giornata mondiale per la pace ci colloca sulla vetta di un Anno che stasera concludiamo.
Un anno di Grazia nel quale abbiamo sperimentato la Misericordia del Signore che viene incontro nel Mistero Adorabile del Suo Natale.
É opportuno sostare in preghiera per rendere grazie dei doni che abbiamo ricevuto espresso in modo magistrale dalla liturgia che ci fa cantare il Te Deum per la nostra Chiesa particolare di Ariano Irpino - Lacedonia, per le nostre comunità, per i nostri sacerdoti, i diaconi, i religiosi, i seminaristi, i giovani, le famiglie…gli anziani, le persone sole, i poveri.
Canteremo tra poco così:
“O Cristo, re della gloria,   

eterno Figlio del Padre, 

tu nascesti dalla Vergine Madre
  
per la salvezza dell'uomo…
(Te Deum)
È una strada aperta dalla Grazia, un dono incommensurabile che viene elargito…
E ancora:
Tutti riceviamo un dono.
Poi, non ricordiamo più
né da chi né che sia.
Soltanto ne conserviamo
– pungente e senza condono –
la spina della nostalgia.
(Giorgio Caproni, da Res Amissa, Milano, Garzanti 1991).
Questo dono senza misura, è la presenza del Signore che vogliamo accogliere questa sera. Un dono che riassume in pienezza il cammino fatto e dà coraggio per continuarlo.
É la nostalgia da chi, animato dalla «nostalgia di Dio», tiene «gli occhi aperti davanti ai tentativi di impoverire la vita, ribellandosi di fronte ai profeti di sventura che cercano di annichilire la speranza.
É nostalgia che trae fuori da recinti che inducono a pensare che “tanto nulla cambia”, rompendo consolidati e statici conformismi, per impegnarsi per quel cambiamento a cui aneliamo e di cui abbiamo urgente bisogno.
Ecco perché «il credente – è “nostalgioso” - va in cerca di Dio, nei luoghi più reconditi della storia». (Papa Francesco)
Questa nostalgia l’accogliamo per vivere, perché è nostalgia di casa … di pane, di affetti e degli abbracci, della tenerezza e di uno sguardo da recuperare nelle nostre relazioni.
Lo stesso sguardo che, il “pastore delle meraviglie” nel presepe, rivolge estasiato e stupito all’angelo che gli annuncia che è nato il Salvatore.
É lo stesso sguardo di Maria e Giuseppe nel presepe che contemplano come Dio si è fatto presente e così ci ricorda che ogni tempo, ogni attimo della vita, è apportatore di grazia, di benedizione e nessuno è perduto.
Guardare il presepe significa prendere il nostro vero posto nella vita, nella comunità cristiana, nella nostra responsabilità sociale … senza lamentarci e amareggiarci, senza chiuderci o evadere, senza il bieco egoismo che avvelena le nostre relazioni, che paralizza le nostre comunità, che pregiudica e blocca il futuro della nostra gente.
Guardare il presepe implica sapere che il tempo che ci attende richiede iniziative coraggiose e gravide di speranza, rinunciando al peccato dei protagonismi o alle lotte interminabili per apparire collocati in modo inconcludente su piattaforme “social”…
Guardare il presepe è scoprire come Dio si coinvolge coinvolgendoci, rendendoci parte della sua opera, invitandoci ad accogliere il futuro che ci sta davanti.
I volti di Giuseppe e di Maria sono i volti dei giovani carichi di attese e di aspirazioni, carichi di domande.
Volti che guardano avanti con il compito non facile di aiutare il Dio-Bambino a crescere.
Questa sera, riassumendo il tempo di questo anno di Grazia trascorso, non possiamo parlare di futuro senza contemplare questi volti giovani e le notevoli responsabilità che abbiamo nei loro confronti: verso le famiglie abbandonate socialmente a se stesse. Abbiamo un gravoso debito con loro!
Parlare di un anno che finisce e di tutto ciò che in esso è racchiuso, è sentirci invitati a pensare a come ci stiamo interessando al posto che i giovani hanno nella nostra società.
Abbiamo costruito una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza, ma, paradossalmente, i nostri giovani sono condannati a non avere uno spazio concreto nella vita, emarginati dalla vita pubblica e costretti ad emigrare. Se vogliamo puntare a un futuro per le nostre comunità, per la nostra città, lo si potrà pensare solo scommettendo su di loro, una scommessa non d’azzardo, ma fatta di progetti concreti, che diano un lavoro dignitoso, libero, creativo e solidale.
Guardare il presepe ci sfida ad aiutare i nostri giovani perché non si lascino disilludere davanti alle nostre immaturità, alle nostre lotte, ma siamo tenuti ad impegnarci a “spingerli”, per contaminazione di fede, per testimonianze credibili, a creare condizioni che danno la forza di sognare e di lottare per i loro sogni e, così crescere e diventare padri e madri nelle nostre comunità.
Questa è una responsabilità comune di tutti gli attori sociali, delle istituzioni affinché abbiamo finalmente a cuore il futuro delle nuove generazioni, senza attrarli in vortici di egoistici interessi.
Davanti all’anno che finisce, come ci fa bene contemplare il Divino Bambino!
Dio questa sera ancora ci dice mi fido di te: ”Ma quando sei disposto a perdere?”(Jovanotti)
E’ un invito a tornare alle sorgenti della nostra fede. A metterla in gioco! A pregare ed agire. In Gesù la fede si fa speranza, fermento e benedizione: «Egli ci permette di alzare la testa e ricominciare, con una tenerezza che mai ci delude e che sempre può restituirci la gioia» ( Evangelii gaudium, 3).
Questa sera canteremo: Te Deum laudamus, Ti lodiamo Signore, la nostra lode si faccia preghiera, entri nella vita, guidi le nostre scelte per il bene comune, verso il futuro.
La Madre di Dio apra per tutti noi il cammino!
Amen!
+ Sergio,vescovo
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