Natale del Signore 2019, Messa della notte: Omelia del Vescovo (Cattedrale di Ariano I.)

Natale del Signore 2019, Messa della notte: Omelia del Vescovo (Cattedrale di Ariano I.)
Cari amici,
questa notte “non c'è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia... Nessuno è escluso da questa felicità: perché il Signore è venuto per la liberazione di tutti. (San Leone Magno)
Nel Natale la nascita di Cristo ci testimonia in modo eloquente quanto Dio abbia amato l’uomo ed è essa stessa una “alleanza d’amore” stipulata definitivamente tra Dio e l’uomo.
Questa notte la bellezza del Vangelo tocca il cuore, ci commuove il fatto che Dio si faccia bambino, affinché possiamo amarlo e accoglierlo fiduciosamente nelle nostre mani.
Sappiamo che non siamo più in un regime di cristianità e che la fede per tanti non è un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso la fede viene perfino negata, derisa, emarginata: «Mentre nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone» (Benedetto XVI)
Comunque, il clima di questa festa, malgrado il tentativo di deviarne il senso, ci tocca il cuore; il racconto del Natale è la storia di una famiglia che, come per tanti oggi, non vi è posto nella visione geopolitica del mondo, dei rapporti tra popoli e persone.
Ne nasce per noi la domanda su come andrebbero le cose, se Maria e Giuseppe bussassero questa notte alla mia porta. Ci sarebbe posto per loro? L’evangelista Giovanni l’ha approfondita e portata all’essenza scrivendo: “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11).
Così la stringente questione su come stiano le cose oggi riguardo alle famiglie, al lavoro, ai giovani, ai rifugiati, ai migranti diventa un interrogativo fondamentale: abbiamo veramente posto per Dio, quando Egli cerca di entrare da noi? O Dio stesso ad essere respinto da noi? Ciò comincia col fatto che non abbiamo tempo per Dio. Il nostro tempo è già saturo d’altro. Dio ha un posto nel nostro pensiero? A volte viviamo come se in fondo Dio non esistesse.
Siamo completamente “riempiti” di una visione soggettiva della vita, siamo focalizzati sul nostro ego, tutta la proposta sociale e traboccante di un ammiccante narcisismo, così che non rimane alcuno spazio per Dio.
E per questo non c’è spazio per gli altri, per i bambini, per i poveri. Non vi è un interesse sincero per gli altri, per quelli della “casa”, per i luoghi dove viviamo, per i nostri territori, per il futuro dei nostri giovani? Vi è solo la logica della chiusura nelle conventicole dei propri interessi?
Preghiamo il Signore affinché lo ascoltiamo quando Egli bussa in modo sommesso ma appassionato alla porta della nostra vita. Preghiamolo affinché nel nostro intimo si crei uno spazio per Lui. E affinché in questo modo possiamo riconoscerlo anche in coloro mediante i quali si rivolge a noi: nei bambini, nei giovani, nei sofferenti, negli emarginati.
Il Natale - ci esorta il santo Cardinale Newman - «ci trovi sempre più simili a Colui che, in questo tempo è divenuto bambino per amor nostro…». Quel Bambino giace nel Presepe, nell’indigenza che oggi abita tante famiglie e spaura tanti cuori, ci invita ad accogliere Dio a cui “… costò tanto l’avermi amato”(S. Alfonso Maria de’ Liguori).
Entrando in questo mondo, il Figlio di Dio trova posto nella mangiatoia. Il fieno “sicco e tuosto” (S. Alfonso M. de’ Liguori) è il giaciglio per Colui che è «il pane disceso dal cielo» (Gv 6,41). «Adagiato in una mangiatoia, divenne nostro cibo» (Agostino, Serm. 189,4).
Il presepe che adorna la nostra casa contiene la vita di Gesù e lo fa sentire vicino alla nostra vita quotidiana.
Il santo cardinale Newman ancora ci ricorda «Qui sulla terra vivere è cambiare, e la perfezione è il risultato di molte trasformazioni» (Lo sviluppo della dottrina cristiana). Il cambiamento è conversione, cioè un interiore trasformazione, perciò la vita cristiana è un cammino, un pellegrinaggio da intraprendere come Giuseppe e Maria verso Betlemme, verso il futuro.
C’è una seconda parola nel racconto di Natale su cui riflettere, è l’inno di lode degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini di buona volontà”. Dio è splendore di verità, di amore e pienezza di bene. In questa notte vogliamo lasciarci toccare dalla gioia insieme agli angeli e ai pastori. Se la luce di Dio si spegne, si spegne l’unica luce che deve sempre brillare: la dignità divina dell’uomo. Allora egli non è più l’immagine di Dio, da onorare in ciascuno, nel debole, nello straniero, nel povero…
Dio stesso si è fatto uomo, come aveva annunciato il profeta Isaia: il bambino qui nato è “Emmanuele”, Dio con noi (cfr Is7,14). Nel buio del peccato e della violenza, questa fede ha inserito un raggio luminoso di pace e di bontà che continua a brillare.
Appena gli angeli si furono allontanati, i pastori dicevano l’un l’altro: “andiamo a Betlemme e vediamo questa parola che è accaduta per noi” (cfr Lc 2,15). Sono sollecitati ad andare a riprendere il cammino nella direzione della mangiatoia dove è deposto il Bambino. La grande gioia, di cui l’angelo aveva parlato, aveva toccato il loro cuore e metteva loro le ali. Andiamo con il cuore a Betlemme! Dinnanzi al Presepio attraversiamo la vita. È una “traversata” impegnativa che ci consente di uscire dalle nostre abitudini per giungere all’essenziale, che appare finalmente visibile agli occhi!
Preghiamo il Signore, perché ci doni il coraggio di andare aldilà dei nostri limiti; perché ci aiuti a incontrarlo, nel momento in cui Egli stesso, nella Santissima Eucaristia, si pone nelle nostre mani nude, entra nella nostra vita ed è accolto nel nostro cuore.
Andiamo a Betlemme con i pastori! Pensiamo questa notte anche alla città concreta di Betlemme e a tutti i luoghi santi in cui il Signore ha vissuto, operato e sofferto.
Preghiamo per quei luoghi e per la nostra città, il nostro futuro, per la nostra diocesi… le famiglie, i giovani, i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi…gli anziani, i poveri!
I pastori si affrettavano, mentre noi a volte raramente ci affrettiamo per le cose di Dio: non fanno più parte delle realtà che noi reputiamo urgenti. Preghiamo affinché la gioia dei pastori ci tocchi il cuore, e andiamo con passo spedito verso il Signore che viene nuovamente verso di noi “in ogni uomo ed in ogni tempo”.

Santo Natale!

+ Sergio,vescovo
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