Storia

La diocesi di Ariano Irpino

Fu eretta nel sec. X, in concomitanza con l’accresciuta importanza politico-strategica della città. Il primo documento che attesta l’esistenza della sede vescovile risale al 969, quando essa fu riconosciuta suffraganea di Benevento.
Dalle Platee, dalle Visite pastorali del sec.XVI e dalle Relationes ad limina risulta costante l’elenco dei paesi che il vescovo visitava: Ariano, Bonito, Buonalbergo, Casalbore, Castelfranco, Corsano, Ginestra, Melito, Montefalcone, Monteleone, Montemalo (S.Arcangelo Trimonte), Polcarino (Villanova del Battista), Roseto e Zungoli.
Riferiremo nelle pagine seguenti le modifiche che si sono verificate nel sec. XX.
I primi vescovi di cui abbiamo notizie documentate sono Bonifacio (1039) e Mainardo (1070).
Il nome di Mainardo è inciso sulla vasca battesimale, che egli fece trasportare in cattedrale e che, attualmente, è a lato del battistero. Fu presente alla consacrazione della basilica di S. Benedetto a Montecassino il I ottobre 1071. Si ritiene che sia questo il periodo della costruzione della cattedrale, fulcro della vita religiosa.
Più volte devastata dai terremoti, è stata sempre riedificata, rimanendo inalterata la splendida facciata del sec. XVI.
Di alcuni vescovi successori di Mainardo e del loro operato si conservano memorie negli Archivi e nei Musei diocesani.
Tra la fine del sec.XII e l’inizio del XIII, Ariano, situata tra le regioni adriatiche e tirreniche, costituiva punto obbligato di passaggio per i pellegrini che si recavano a visitare i santuari. Tra questi, Ottone che, nato a Roma dalla famiglia dei Frangipane, visse da eremita in un romitorio poco distante dal centro abitato, dedito all’assistenza degli ammalati e dei pellegrini.
Per molti segni prodigiosi operati in vita, alla sua morte, avvenuta il 23 marzo 1127, fu ritenuto santo e sepolto nella cattedrale. E’ il Patrono principale della città e della diocesi. Si conservano nel Museo degli argenti alcune reliquie in un pregevole braccio d’argento (sec.XV) e in un artistico busto d’argento (sec.XVII): vengono esposti alla pubblica venerazione nei giorni festivi a lui dedicati.
Nel 1140 Ruggiero II il normanno tenne ad Ariano il primo Parlamento al quale parteciparono baroni, vescovi e magnati del regno. Furono poste le basi giuridiche ed istituzionali del nuovo stato e pubblicate le prime leggi, le cosiddette “Assise”; furono coniate le nuove monete il “ducato” e il “follare”. Vescovo di Ariano era Riccardo.
Nel secolo successivo Ariano, avversa agli Svevi, pagò a caro prezzo la fedeltà al pontefice: le soldatesche di Manfredi, la notte del 5 aprile 1255, entrarono proditoriamente nella città e devastarono abitazioni, chiese, monumenti. La sede episcopale rimase vacante per alcuni anni.
La rinascita si deve a Carlo I d’Angiò. Al suo munifico intervento si attribuisce la ricostruzione della città e la riapertura della cattedrale (anno 1308) e il dono prezioso di due SS.Spine della Corona di Cristo, che si custodiscono in un artistico reliquiario d’argento del sec.XVI e XVII e suscitano sempre grande devozione.
Vengono esposte alla venerazione dei fedeli durante la Quaresima e nel mese di agosto, quando si svolge la festa solenne con celebrazioni religiose e manifestazioni folkloristiche.
In quel periodo la contea di Ariano era della famiglia Angioina e dal 1310 al 1315 dimorano nel castello di Ariano i conti Elzeario e Delfina, provenienti dalla Provenza.
I due coniugi vissero in verginità il matrimonio, dando esempio di bontà, di umiltà, di perdono. La vita cristiana rifiorisce.Le loro spoglie mortali si conservano nella cattedrale di Apt, in Provenza, diocesi di Avignone.
Sono venerati come compatroni di Ariano. E’ tradizione che Elzeario abbia donato alla cattedrale un calice prezioso, che si custodisce ancora oggi nel Museo degli argenti.
Un violento terremoto, il 5 dicembre 1456, rase al suolo alcuni paesi. La cattedrale fu riedificata dal vescovo Orso Leone de Leone (1449-1470). Si deve alla munificenza di questo vescovo l’artistico Ostensorio in argento dorato, opera del marchigiano Pietro Vannini (1452), esposto nel Museo degli argenti.
I lavori della ricostruzione furono portati a termine dal successore Giacomo Porfida (1470-1480). Questi espose alla venerazione dei fedeli la soave immagine di S.Maria del Parto, la tela più antica che si conserva nel Museo degli argenti.
Sul finire del sec. XV, la contea di Ariano fu eretta in ducato, e la diocesi, nel periodo del Rinascimento, vide protagonisti Niccolò de Hippolitis e Diomede Carafa, discendenti da famiglie arianesi, amanti dell’arte e del bello. Il de Hippolitis fu vescovo di Ariano (1480-1481); trasferito alla diocesi di Rossano Calabro ( 5 settembre 1481), indi a Città di Castello (13 gennaio 1493), ritornò ad Ariano (1499-1511). Costruì la splendida facciata della cattedrale, che fu portata a termine da Diomede Carafa (1511-1560), il quale vi costruì a lato un imponente porticato.
Si prodigò per l’assistenza ai fedeli rimasti poverissimi dopo la peste del 1528. Donò alla cattedrale un artistico turibolo d’argento, che si conserva nel Museo degli argenti. Compilò la prima Platea della città e diocesi. Creato cardinale da Paolo IV il 20 dicembre 1555, morì a Roma e fu sepolto nella chiesa di S.Silvestro e Martino ai Monti.
Nella seconda metà del secolo si svolse il Concilio di Trento. Vi parteciparono dalla diocesi Ottavio Preconio (1561-1562) e Donato De Laurentiis (1563-1564). Questi, di ritorno, volle attuarne le decisioni: diede inizio alla vita del seminario in alcuni locali del palazzo vescovile costruito da Carafa; s’interessò della formazione del clero; iniziò le Visite pastorali. Gli ultimi decenni del ‘500 , durante il dominio spagnolo, furono i più prosperi e felici della storia di Ariano.
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