Lunedì 30 Novembre 2020 |

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Il nuovo Messale Romano: la lettera del Vescovo

Il nuovo Messale Romano: la lettera del Vescovo

Pubblichiamo la Lettera del nostro Vescovo, S.E. Mons. Sergio Melillo, indirizzata a sacerdoti, diaconi, religiosi/e e a tutto il popolo di Dio dell'amata Chiesa di Ariano Irpino-Lacedonia, in occasione della pubblicazione della III edizione italiana del Messale di San Paolo VI.

Nel file allegato, che è possibile scaricare e consultare, S.E. Mons. Sergio Melillo mostra anche tutto ciò che è stato oggetto di modifica a partire dalla prossima Prima Domenica di Avvento con riferimento alla Santa Messa (Variazioni nelle risposte dell'assemblea al Nuovo Messale: Atto penitenziale, Kyrie, Gloria, Padre Nostro e Riti di comunione).

Ariano Irpino, 22 novembre 2020

* Solennità di Cristo Re

LA CHIESA CHE PREGA

Il Messale del Concilio Vaticano II

Il nuovo Messale Romano va letto alla luce della costituzione Sacrosanctum Concilium del Concilio Vaticano II. «Il sacro Concilio, proponendosi di far crescere ogni giorno di più la vita cristiana tra i fedeli, … di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa, ritiene suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e dell’incremento della liturgia»[1].

È una sfida perché i sacramenti e in particolar modo l’eucaristia per «l’abito della fede», sono un dono, un gesto concreto, un’azione “sorgiva” [2].

Il cardinal Bassetti, presentando il nuovo Messale lo definisce non solo «uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. La riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati, invitati a riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio - fatto di gesti e parole - e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore»[3].

Che cosa si intende per liturgia? E che cosa avviene in essa? La liturgia è servizio reso al popolo, prestato direttamente per il bene comune. La Sacrosanctum Concilium è un compendio di teologia liturgica, frutto del cammino del “movimento liturgico” che ha segnato tutto il primo Novecento.

Questo cammino è stato decisivo perché la liturgia - con la sua bellezza, la sua ricchezza nascosta e la sua grandezza che travalica il tempo - venisse nuovamente “scoperta” quale centro vitale della Chiesa e della vita cristiana; contribuendo perché si celebrasse in maniera “essenziale” (Romano Guardini), comprendendo la liturgia a partire dalla sua natura e dalle sue forme interiori, quale preghiera ispirata e guidata dalla Spirito Santo in cui Cristo continua a far irruzione nella nostra vita. Precedentemente la liturgia «era simile ad un affresco conservato intatto, ma quasi coperto da un “intonaco successivo; nel Messale con cui il sacerdote celebrava, la sua forma era pienamente presente, così come si era sviluppata dalle origini, ma per i credenti era ampiamente nascosta da istruzioni e forme di preghiera di carattere privato»[4].

Il movimento liturgico e il Concilio Vaticano II riportarono alla luce questo affresco con la bellezza dei suoi colori. Nei successivi tentativi di errati restauri fu messo gravemente a rischio e minacciato. Nella riforma liturgica la partecipazione visse varie fasi passando all’inizio dal latino alla lingua parlata, pensando che ai fedeli bastava pronunciare le risposte, assumere le varie posizioni del corpo e compiere i diversi gesti richiesti dalle celebrazioni. Ciò risultava insufficiente per una partecipazione piena, perché anche se era cambiata la lingua permaneva il rischio di una carente consapevolezza e di un nuovo formalismo. Di quì l’urgenza di una catechesi liturgica per far conoscere la ricchezza del culto della Chiesa, delle sue celebrazioni, dei suoi simboli e di tutto il suo linguaggio. Questo però ancora non bastava senza una partecipazione che vivesse il Mistero: «quest’opera della Redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione…dal costato di Cristo dormiente sulla Croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. Per questo, nella liturgia, la Chiesa celebra ed annuncia il Mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l’opera della nostra salvezza»[5].

La liturgia va considerata come l’esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo, mediante la quale con segni sensibili viene significata, realizzata la santificazione dell’uomo e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo il culto pubblico integrale. Il dovere fondamentale dell'uomo è orientare verso Dio se stesso e la propria vita. A Lui, «…indefettibile principio, … deve anche costantemente rivolgersi la nostra scelta come ad ultimo fine…»[6].

La vita ecclesiale, la vita della parrocchia, è la presenza di una comunità di fedeli nella Chiesa particolare, è una “cellula” a cui appartengono i battezzati, senza esclusione di nessuno, senza possibilità di elitarismo. In essa si vivono rapporti di prossimità, vincoli concreti di conoscenza e di amore, e si accede ai doni sacramentali, al cui centro è l’Eucaristia[7].

La comunità ha nella domenica il suo centro vitale e l’Eucarestia ne custodisce il cuore. Nella Chiesa tutto nasce dall’esperienza dell’Eucaristia e tutto vi ritorna nella gioia sempre nuova di un incontro che tutto assume, trasforma e armonizza. Nell’Eucaristia, pane e vino, sono doni preziosi di cui servirsi.

Carissimi, custodendo il valore della domenica, saremo anche noi custoditi e con noi le nostre parrocchie, che dall’Eucarestia ricevono il reale nutrimento.[8]

        La “lex orandi”, norma della preghiera della Chiesa, corrisponde alla sua regola di fede, la “lex credendi”, in essa vi è piena identità tra il sacrificio della croce e la sua rinnovazione sacramentale nella Messa, che Cristo Signore ha istituito nell’ultima Cena. La Messa è, quindi, insieme sacrificio di lode, azione di grazia, di propiziazione e di espiazione. Nella celebrazione della Messa, questo mistero è posto in luce non solo dalle parole della consacrazione, che rendono Cristo presente per mezzo della “transustanziazione”, ma anche dal senso e dall’espressione esteriore di sommo rispetto e di adorazione proprio della liturgia eucaristica. Ne è prova la celebrazione della Cena del Signore, il “Giovedì santo”, e la solennità del Corpus Domini, in cui i fedeli sono chiamati ad onorare, in special modo, con l’adorazione, questo mirabile sacramento[9].

La preoccupazione della Chiesa è che i fedeli non siano estranei o muti spettatori a questo Mistero di salvezza. Occorre che si faccia una catechesi liturgica per parteciparvi consapevolmente e attivamente[10].

Partecipando alla Messa siamo prossimi alla fonte della Grazia. La liturgia parla un linguaggio inclusivo: non “Io” ma “Noi”. Non è opera del singolo ma della totalità dei fedeli, travalica i limiti del tempo e dello spazio, ci fa una sola cosa anche con i beati che vivono nell’eternità.

La liturgia è arte divenuta vita, è una questione di salvezza. All’uomo è offerta l’occasione di realizzare, sostenuti dalla Grazia, il senso più singolare e proprio del suo essere. Essere figli di Dio per mezzo del Figlio Gesù Cristo!

La Sacrosanctum Concilium afferma opportunamente che «nella celebrazione liturgica la sacra Scrittura ha un’importanza estrema. Da essa, infatti, si attingono le letture poi spiegate nella omelia. Nell’Evangelii Gaudium papa Francesco dedica un ampio tratto della sua esortazione proprio all’omelia, alla predicazione «… all’interno della liturgia … pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un pastore con il suo popolo … dentro la cornice di una celebrazione liturgica… »[11] e che guida l’assemblea ad una comunione con Cristo nell’Eucarestia che cambia la vita.

Accogliere il Messale è accogliere il Concilio e la sua riflessione teologico-pastorale: «le indicazioni che il libro liturgico ci offre vanno aldilà di un semplice funzionalismo rituale ... se rimanessero in questo angusto ambito, la comunità potrebbe rinchiudersi al massimo nel godimento estetico ed estetizzante della ritualità celebrativa, ma non potrebbe accedere alla grandezza dell’evento della salvezza»[12].

La pubblicazione del nuovo Messale è un’opportunità per «un processo globale di approfondimento della retta comprensione della celebrazione dell’eucaristia»[13]. Nella Sacramentum Caritatis è espresso un principio fondamentale: «la migliore catechesi sull’eucaristia è la stessa eucaristia ben celebrata»[14].

Affidiamo alle nostre comunità, a partire dal tempo d’Avvento, questo nuovo Messale, in anno pastorale denso di ombre, quale opportunità per riflettere sulla liturgia, intesa come esperienza di conversione alla scuola del Vangelo.

Vi benedico paternamente,

+ Sergio, vescovo

 


[1] Sacrosanctum Concilium, n. 1.

[2] Cf. Conferenza Episcopale Italiana, Un Messale per le nostre Assemblee. La terza edizione italiana del Messale Romano: tra Liturgia e Catechesi, n. 8.

[3] G. Bassetti, nota sul nuovo Messale.

[4] J. Ratzinger, Introduzione allo Spirito della Liturgia, 5.

[5] Sacrosanctum Concilium, n. 5.

[6] San Tommaso, Summa Theol., 2.a 2. æ, q. 81, a. 1.

[7] Conferenza Episcopale Italiana, Il Volto Missionario delle parrocchie in un mondo che cambia n. 3.

[8] Id.,Messaggio dei Vescovi Italiani in occasione della pubblicazione della terza edizione del messale Romano;

[9] Cf. Ordinamento generale del Messale Romano, nn. 2-3.

[10] Cf. Sacrosanctum Concilium, n. 48.

[11] Cf. Francesco Pp., Evangeli Gaudium, nn. 135ss.

[12] A. Donghi, op. cit. in Rivista Liturgica 107 -2 (2020).

[13] Conferenza Episcopale Italiana, Presentazione, n. 6.

[14] Benedetto XVI Pp., Sacramentum Caritatis, n. 54.

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