Omelia del Pellegrinaggio a Roma - San Pietro

Omelia del Pellegrinaggio a Roma - San Pietro
Omelia a San Pietro 16 aprile 2016
Pellegrinaggio Diocesano Ariano Irpino - Lacedonia
Anno della Misericordia

Carissimi pellegrini, cari sacerdoti, diaconi, religiosi, della Diocesi di Ariano Irpino - Lacedonia,

siamo partiti nel cuore della notte per il pellegrinaggio, per sostare in preghiera all'altare del Signore, per fermarci a considerare il dono grande dell'Amore che ha spinto Dio a scendere nell'oscurità del Mondo per restituirci la dignità smarrita dal peccato. Siamo in questo luogo, ancor di più, uniti al Santo Padre, successore del Beato Pietro pellegrino oggi tra i migranti, nella sofferta periferia esistenziale di Lesbo!
Siamo venuti per sperimentare la Misericordia del Padre ... per sentirci perdonati ed essere pronti al perdono. Pronti a rinsaldare il vincolo della nostra riconciliazione con Dio e i fratelli... superando la "globalizzazione dell'indifferenza".
Siamo venuti con il desiderio di superare i conflitti, per aprirci all'accoglienza, sapendo che l’ostacolo più grande è il "muro dell’indifferenza", che investe non solo gli uomini ma anche l'ambiente con conseguenze nefaste. Questo impegno avrà successo "solo se, ad imitazione del Padre, saremo capaci di usare misericordia", misericordia che, in politica, si chiama "solidarietà". (cfr Papa Francesco)
Per essere capaci di misericordia dobbiamo porci in ascolto della Parola di Dio. La misericordia deve diventare il nostro stile di vita. Siamo qui perchè come viandanti siamo alla ricerca del Misericordia: Siamo pellegrini in via, verso la meta. Il pellegrinaggio è : “ segno che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio... ci lasceremo abbracciare dalla misericordia di Dio e ci impegneremo ad essere misericordiosi con gli altri come il Padre lo è con noi”. ( Misericordiae Vultus, n. 14).
Cari amici, la Misericordia ci raggiunge per Amore e ci converte. Essa scaturisce dal puntare dritto lo sguardo verso il centro vivo della Rivelazione del Padre: Cristo Gesù Suo Volto Misericordioso! L'incontro con il Vangelo trasforma il cuore e ci indirizza in un cammino che è un nuovo inizio.
ll Vangelo di oggi ci presenta la conclusione del Discorso del Pane di Vita: è il confronto dei discepoli tra di loro e con Gesù (Gv 6,60-66) e del dialogo di Gesù con Simon Pietro (Gv 6,67-69). L'obiettivo è di mostrarci le esigenze della fede e la necessità di un impegno con Gesù e con la sua proposta: È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e vita...» (Gv 6,63-64). Gesù vede che alcuni discepoli lo abbandonano e, si rivolge agli Apostoli dicendo: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67). Pietro risponde a nome dei Dodici: «Signore, da chi andremo? - Anche noi possiamo chiederci: da chi andremo? - Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69).
In una sua omelia Sant’Agostino afferma: «Vedete come Pietro, per grazia di Dio, per ispirazione dello Spirito Santo, ha capito? Perché ha capito? Perché ha creduto. Tu hai parole di vita eterna. Tu ci dai la vita eterna offrendoci il tuo corpo [risorto] e il tuo sangue[, Te stesso]. E noi abbiamo creduto e conosciuto.... che cosa abbiamo conosciuto? Che tu sei il Cristo Figlio di Dio, cioè che tu sei la stessa vita eterna, e nella carne e nel sangue ci dai ciò che tu stesso sei» (Commento al Vangelo di Giovanni, 27, 9).
Noi figli carissimi siamo venuti per attingere a questa Misericordia che ci inonda e ci redime. Per essere confermati nella Fede. Essa però esige una nostra risposta, segno della conversione che ci richiama a non lacerare con il peccato questa relazione. Pertanto, siamo chiamati a compiere opere di Misericordia che manifestano la prossimità tra la Fede e la Vita. Questo è il momento favorevole per cambiare vita! Questo è il tempo di lasciarsi toccare il cuore! (MV 19)
Vogliamo essere in una sequela come Pietro che la comprende pienamente solo dall'incontro con il Risorto. Oggi, non possiamo più essere cristiani per abitudine e per tradizione! Mai come oggi ci viene riproposta la domanda di Gesù: “Volete andarvene anche voi?”. Siamo come prigionieri dentro la gabbia d'acciaio della post-modernità in cui si diffonde la morte spirituale e la svalutazione dell'umano, senza anima, una morte per assideramento del soggetto. Accettare che il cambiamento del cuore si possa realizzare implica una scelta. Viviamo figli carissimi il Giubileo chiedendo al Padre il perdono dei peccati e l’estensione della sua indulgenza misericordiosa.
Certo siamo poveri!... lo siamo anche se non privi del necessario. Ma, il povero è l'uomo che vive non solo del frutto delle proprie mani, ma che mangia nelle mani di Dio, vive della fraternità degli altri. I poveri quelli veri sono aperti non solo a chiedere ma a condividere: guai ai poveri se non ci fossero i poveri, nel volto hanno i tratti segnati dalla sofferenza, custodendo però il segreto della speranza... Il vangelo chiede a me, a voi di fare scelte accompagnate dal cambiamento di rotta del cuore altrimenti non tengono, diventano insopportabili. La fede autentica significa vedere la realtà aldilà del visibile; significa toccare la verità eterna che ha sguardi e volti d'accogliere ed amare. Sappiamo che Pietro ha "seguito" Gesù cosciente della propria fragilità; ma questo non l’ha scoraggiato. Egli sapeva di poter contare sulla compagnia del Risorto. Dagli ingenui entusiasmi dell’inizio, passando attraverso il rinnegamento ed il pianto della conversione, Pietro è giunto ad affidarsi a quel Gesù che si è adattato alla sua povera capacità d’amore. E’ stato per Pietro un lungo cammino che lo ha reso un testimone affidabile, "roccia" della Chiesa, perché costantemente aperto all’azione dello Spirito di Gesù.
La sequela ha come una dulpice struttura: una mistica e una "situazionale", ossia sentirci nel concreto della vita delle comunità, della nostra gente, nella terra di mezzo l'Irpinia, piantati come in uno giardino irrigato dall'acqua sorgiva della Grazia. Non scoraggiamoci, dunque, per le fatiche e le debolezze!
Gesù aveva detto nello stesso vangelo di Giovanni : Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. (Gv 6,51). In questa prospettiva va posta l'attenzione alla famiglia umana. Sappiamo che nel Nuovo Testamento si parla della “Chiesa che si riunisce nella casa” (cfr 1 Cor 16,19; Rm 16,5; Col 4,15; Fm 2). Lo spazio vitale di una famiglia si trasformava in chiesa domestica, in sede dell’Eucaristia, della presenza di Cristo.
Nell'Eucaristia questo personale rapporto davvero intimo con Cristo chiede una comunione con Lui e tra noi. La sua non è una presenza statica, è un dinamismo che ci afferra per assimilarci a sé. Cristo ci attira per fare di noi una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce nella comunità dei fratelli e nella comunione con il Signore che è anche comunione con i fratelli in una dimensione domestica. Non possiamo, dunque, rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale altrimenti.... Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire (AL 15).
E' vero la fede nel Risorto non formula primariamente una morale ma, l'incontro con Cristo, ci chiede di accogliere il suo insegnamento. Sia sul piano delle attività che sul piano spirituale la vita deve mirare all'eternità, a Dio.
Credere in Lui, è vedere in Lui la strada: sperimentare che Egli è qui, che il mondo viene da Lui, mi viene incontro in tutto ciò che mi circonda, da ciò che io sono, da ciò che costituisce la trama della mia esistenza. (cfr. Romano Guardini, La vita nella fede) Con Bernanos possiamo ripetere: siete voi, cristiani dichiarati dalla liturgia... dai sacramenti... siete voi, uomini divini, che dopo l'ascensione di Cristo ne rappresentate quaggiù la persona visibile. Confessate che non siete sempre riconoscibili al primo sguardo! (Cimiteri p.243). Non ci scoraggi questa constatazione! Maturi in noi la responsabilità del compito, del perdono che c’è donato, dell'Amore che ci ha redenti. Non ci mancherà la consolante presenza di Maria, Madre della Misericordia: «La dolcezza del suo sguardo ci accompagni perché possiamo riscoprire la gioia della tenerezza di Dio. (MV 24).

Amen.

† Sergio
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