Omelia della Veglia Pasquale

Omelia della Veglia Pasquale
OMELIA
VEGLIA PASQUALE
ARIANO IRPINO
BASILICA CATTEDRALE, 26 MARZO 2016

Fratelli e sorelle carissimi,
siamo nel cuore della vita liturgica – direi nelle viscere della vita autentica, della vita vera, di ciascuno di noi. Questa notte inaugura il giorno che non avrà mai tramonto, e riempie di senso - e di amore - ogni nostra notte più buia. Veramente, come abbiamo cantato nell’annuncio pasquale, «nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti»; nessun vantaggio, nessun senso, per la nostra vita, se non ci fosse stata questa notte santa.
Allora possiamo gridarlo, senza trattenere la gioia: «Alleluia! Il Signore è veramente risorto!». Da 2000 anni questo grido pasquale, che è annuncio di risurrezione e di vita, risuona nel mondo. Il silenzio del sabato santo è rotto da questo canto di gioia che durante tutto il cammino quaresimale abbiamo atteso e desiderato: lodate il Signore perché è risorto, perché la vita ha vinto il peccato e la morte per sempre! La veglia pasquale, madre di tutte le veglie – come la chiama Sant’Agostino, nella sua ricca simbologia ci dona la percezione del mistero di salvezza a lungo preparato dalla misericordia di Dio. Vogliamo brevemente richiamare insieme alcuni dei molteplici segni che accompagnano la celebrazione della nostra fede nel Risorto.
Anzitutto il cero e la luce. Questo cero, che prima era spento, rappresenta il Crocifisso Risorto che porta i segni delle sue piaghe gloriose, simboleggiato nei grani di incenso – quelle piaghe che il Risorto porta sempre con sé, per intercedere per noi presso il Padre. La luce di quel cero viene dal sacrificio: il cero illumina solo se si distrugge, se si consuma. Così senza la passione, senza quelle piaghe gloriose, la risurrezione sarebbe mera illusione.
Sul suo tronco, abbiamo inciso il numero dell’anno 2016: Cristo risorge oggi per ogni uomo… La Pasqua si compie oggi!
La redenzione è un avvenimento che, nel Cristo risorto, ci è sempre contemporaneo.
Egli oggi, in questa notte, ma in ogni istante, ci trascina in cielo con Sé, liberandoci dai nostri sepolcri. Dai sepolcri delle nostre menzogne, delle nostre debolezze, delle nostre doppie vite, dal sepolcro del nostro peccato. La sua luce ci illumina oggi, come luce della verità e della carità. Dopo il buio del venerdì santo e il silenzio del sabato santo, la creazione riprende il suo corso: è il primo giorno della nuova creazione.
In questo nuovo giorno, in questo nuovo corso della creazione, siamo inseriti noi, per mezzo del battesimo. Proprio tra un po’, benediremo il fonte e faremo memoria del nostro battesimo, che segna proprio il momento in cui la risurrezione è diventata operante in noi. Faremo questa memoria tenendo in mano la candela accesa al quel cero che è Cristo Risorto: riaccendiamo anche il desiderio di seguire il Maestro Crocifisso, per portare la sua luce a tutto il mondo, per essere anche noi candela che si consuma per illuminare i fratelli. Come queste sorelle Ivana e Michela alle quali amministrerò tra poco il Sacramento del Battesimo!
Tutto quello che il Sacramento ci dona è: la Grazia, la Vita, la Chiesa e possiamo sintetizzarlo in questa espressione: siamo diventati cristiani! (cfr. Beato Paolo VI, Veglia Pasquale 1975)
Cari fratelli e sorelle, questa notte anche noi abbiamo lasciato le nostre case e ci siamo portati al sepolcro del Signore, come le donne del Vangelo. Notate: sanno che la tomba è stata chiusa con un masso pesante, ma non si preoccupano di come loro lo sposteranno. Così fa l’amore: va, si mette in modo, comincia a fare, a servire, senza troppi perché, senza interrogarsi sui mezzi. E il loro amore è premiato: il masso è già rotolato via dal sepolcro.
E sembra quasi che i due angeli stiano lì a rimproverarle. Le loro parole suonano quasi dure: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?». Anche noi a volte abbiamo la tentazione di tornare sul luogo dei nostri delitti, di tornare ai nostri peccati, forse sentendone nostalgia, o spinti da chissà quale morboso interesse. Siamo tentati di tornare ai sepolcri dai quali Cristo Signore ci ha liberato una volta per tutte.
Voglia il Signore che in questa nostra tentazione incontriamo anche noi il suo Angelo a fermarci, e a chiederci: «Perché cercate la vita tra la puzza della morte? Perché ancora cercate la felicità tra il fetore dei vostri sepolcri? Perché cercate la gioia nel vostro stupido peccato?».
Così anche noi ci lasceremo alle spalle il sepolcro in cui la Misericordia di Dio ha chiuso il nostro peccato, e, insieme a Maria, prima credente, correremo ad annunziare ai nostri fratelli la fedeltà del Signore nei secoli, perché la luce dell’annuncio pasquale mai si spenga nel buio del mondo: «La trovi accesa la stella del mattino, quella stella che non conosce tramonto: Cristo, tuo Figlio, risuscitato dai morti».
Così sia!

† Sergio
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