Omelia di Pasqua

Omelia di Pasqua
OMELIA
PASQUA DI RESURREZIONE
ARIANO IRPINO
BASILICA CATTEDRALE, 27 MARZO 2016

Fratelli e sorelle amati nel Signore,
l’annuncio di gioia che questa notte è risuonato in questa nostra Cattedrale - e che è risuonato in tutta la Chiesa Santa di Dio - non si esaurisce, ma riempie tutto il nostro tempo, inaugurando una nuova creazione, inaugurando un nuovo “oggi”, senza fine, in Cristo. Realmente questo annuncio cambia il corso della storia, e, direi di più: cambia il volto dell’eternità, spalancandoci una volta per sempre la Misericordia di Dio, che non ci verrà mai più negata, che non ci verrà mai chiusa. Come potrebbe questa Misericordia cessare, se da oggi è Cristo ad intercedere continuamente per noi presso il Padre?
E Cristo risorto intercede per noi mostrando continuamente a questo Padre le piaghe della Sua gloriosa passione.
È per questo che, Risorto, il suo corpo glorioso conserva i fori dei chiodi e la ferita della lancia: perché essi continuamente ricordano al Padre fin dove è giunto l’amore del Figlio, e per questo amore il Padre non può più negarci nulla. Quelle gloriose ferite, nel corpo del Signore Risorto, sono il pegno della nostra speranza.
«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?», chiediamo nella Sequenza che la liturgia pone prima del Vangelo. Chiediamolo sul serio alla Vergine, nostra Madre: che hai visto, Maria?
Ci fa bene oggi riascoltarne la risposta. Hai visto l’Amore di un Dio che sta chino ai piedi di chi lo tradisce, e gli lava i piedi. Hai visto un Dio che si dà a ciascuno di noi come cibo, e che ci ha chiesto di fargli compagnia mentre la sua anima era triste. E poi lo abbiamo visto tradito, arrestato, e giudicato.
Lo abbiamo visto flagellato, nel cortile dei soldati: «Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati – fa dire al Signore un’antica omelia, e continua: - Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta». Che hai visto, Maria? Hai visto il Figlio tuo che moriva, tra due malfattori. E hai preso tra le sue braccia il Suo corpo. L’abbiamo preso anche noi, tra le braccia dell’anima, fratelli miei. All’inizio della vita spirituale siamo convinti di poter, con il nostro amore, schiodare quel corpo dalla Croce; ma poi gli anni passano, le nostre miserie emergono, e ci rendiamo conto che solo questo possiamo: chiedere a Maria di permetterci di baciare anche noi quelle ferite che il nostro peccato ha provocato.
E ora, «che hai visto sulla via? - La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto». «O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà», abbiamo meditato nell’annuncio pasquale di questa notte; realmente «nessun vantaggio per noi esser nati, se lui non ci avesse redento». Nessun vantaggio, nessun senso per la nostra vita, se non ci fosse stato Lui, «che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo» (Melitone di Sardi, Omelia sulla Pasqua). Che altro senso potrebbe, infatti, avere la nostra vita se non quello di unirsi a Cristo - come già una volta l’umanità fu assunta dalla sua divinità? E se siamo uniti a Lui quello che festeggiamo oggi è la nostra stessa resurrezione - che viviamo già in anticipo, qui, oggi, nei Santi Sacramenti, e che vivremo in pienezza quando la natura passibile sarà passata. Cristo risorge, ma noi, che viviamo in Lui, risorgiamo con Lui; e se non abbiamo l’ardire di separarcene deliberatamente, nulla ci staccherà più da Lui.
La narrazione evangelica della Resurrezione ci proporrà in questi giorni la meditazione della apparizioni del Signore. Il Signore appare a dei testimoni scelti per confermare la loro fede. Quale è la prima di queste apparizioni? La prima apparizione non è a Pietro, primo tra gli apostoli cui Gesù ha affidato le chiavi della Sua Chiesa. Né i Vangeli ci parlano di un’apparizione alla Vergine Maria: in effetti, anche se una devota tradizione la dà per presupposta, se le apparizioni servono a ridestare la fede, Maria non ne ha bisogno, poiché Ella non ha mai smesso di credere nella divinità del Figlio Suo. La prima apparizione di cui ci parlano i Vangeli, invece, è a Maria di Magdala. È un particolare che non ci deve sfuggire: il Risorto appare per primo alla Maddalena, ad una peccatrice pentita, alla Sposa infedele. Potremmo dire che se, con il concepimento verginale nel grembo di Maria, Cristo unisce a sé la Sposa fedele, senza macchia, con l’apparizione alla Maddalena Egli prende con sé la Sposa infedele – e può prenderla con sé solo ora che con la Sua Passione e Morte l’ha redenta.
Cari fratelli e sorelle, con un minimo di onestà, dovremmo riconoscere di essere noi quella Sposa infedele di cui la Maddalena si fa rappresentante. Ma il Signore, con il Suo sangue, ci ha fatto creature nuove; e allora, appena risorto, appena cioè dopo la Sua morte è di nuovo libero, il Suo primo pensiero è quello di correre da noi, per prendersi in Sposa la nostra anima. Quell’anima che gli è costata tutto il Sangue, fino alle ultime gocce dal fianco aperto. Appena sfondata la porta del sepolcro, Egli non perde tempo, e viene ad afferrarci per farci risorgere con Lui. Per farci risorgere dalle nostre disperazioni, dalle nostre notti buie, dalle sofferenze di cui non troviamo senso; ma soprattutto per farci risorgere dall’unico male assoluto: il nostro peccato, la nostra infedeltà. Egli viene, col Suo corpo glorioso, e ci tira fuori dalle paludi in cui il nostro peccato ci trascina. Gli abbiamo sentito dire nella Liturgia del Sabato Santo: «Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Non ti ho creato perché rimanessi prigioniero dell’inferno».
Sentiamolo che ci chiama, con l’ansia di chi ama, e ci chiama per nome, come alla Maddalena nell’orto della domenica mattina: «Maria!». La voce con cui il Risorto chiama la Sposa infedele - e dunque chiama per nome ciascuno di noi - ricrea l’universo, dona nuova vita a ciascuno di noi, ci riapre l’orizzonte della Speranza. «Maria!», e la Maddalena risponde: «Maestro!». La nostra vita dovrebbe essere solo questo: un dialogo d’amore in cui non facciamo altro che sentire il Signore che ci chiama per nome, e al quale noi rispondiamo «Maestro!».
Tutto il resto, tutte le altre parole, le altre paure, anche tutte le altre preoccupazioni, sono fantasmi, sono realtà che passa: resta solo il Signore crocifisso e risorto che ci chiama e ci unisce a Sé. Così ci salva, così ci tira fuori dall’inferno, dal sepolcro del nostro peccato: non dandoci un nuovo comandamento, non insegnandoci trucchi o ricette, ma unendoci a Sé. Se resteremo uniti a Lui, nulla potrà farci male. Sarà soltanto se ci separiamo da Lui, che ricadremo nell’assurdo che oggi domina: violenza, famiglie in sofferenza, giovani senza lavoro, migranti ed emigrazione della nostra meglio gioventù e una tristezza diffusa per un mondo senza fondamenti.
Ci aiuti la Vergine Maria, perché si compia nella nostra vita il mistero pasquale che oggi ci riempie il cuore di gioia. Amen.

† Sergio
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