Omelia di San Giuseppe

Omelia di San Giuseppe
PRIMI VESPRI DELLA SOLENNITÀ DI
SAN GIUSEPPE
ARIANO IRPINO
CHIESA CATTEDRALE, 18 MARZO 2016
ORDINAZIONE DIACONALE DI NICOLA LANZA
Carissimi sacerdoti e diaconi, seminaristi e religiosi.
Caro Padre Franco e formatori del Seminario di Posillipo, vicario generale di Nola, amati figli e figlie nel Signore!
Ormai al termine della Quaresima e alla vigilia della Settimana Santa, la nostra Chiesa particolare sperimenta una sosta che la rinfranca e l’incoraggia nel suo cammino. É una sosta di gioia, perchè il Signore è fedele alle sue promesse. È fedele alla promessa di rimanere sempre con noi, fino alla fine dei tempi. È fedele alla promessa di non far mancare al suo popolo testimoni secondo il Suo cuore. È fedele, con un’unica espressione, al Suo amore.
Abbiamo ascoltato le parole della sua promessa: Io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Ed è in un certo senso provvidenziale che questa promessa ci venga ricordata alla soglia della Settimana Santa e del Triduo Pasquale. Sarà infatti proprio in questi giorni che, nell’adempimento di questa promessa, si manifesterà definitivamente la fedeltà del Signore. Le parole del Signore a Davide, infatti, trovano la complete realizzazione dell’ingresso del Signore come un re a Gerusalemme, nel suo amore «fino alla fine» tra i suoi, nel Suo cuore trafitto, e, infine – mistero della fede – nella sua gloriosa resurrezione. Prepariamoci, cari fratelli, a vivere con intensità il mistero pasquale, definitiva e irrevocabile parola di fedeltà del Signore al suo popolo.
Gesù esige una risposta: “Voi chi dite che io sia?” resta piantato lì e continua a risuonare anche per noi, chiamandoci a collaborare al discorso della fede, chiedendoci che siamo noi a pronunciarci su chi è Gesù. … E se il punto di partenza – o il punto d’arrivo – sarà pur sempre la risposta di Pietro 'Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente', lo spazio intermedio è tutto lasciato alle nostre interrogazioni, ai nostri slanci, alle nostre ansietà, finanche ai nostri dubbi, e comunque a una condizione che richiede giorno per giorno un itinerario di conversione». (Mario Pomilio)
Ma vi è un ulteriore stupore, in tutto questo. Nei suoi imprescrutabili disegni, il Signore stabilisce che l’adempimento della sua promessa sia condizionato all’assenso di una donna di Galilea e alla cooperazione di un uomo, suo promesso sposo, di cui le Scritture ci dicono solo essere un «uomo giusto».
Fare memoria di San Giuseppe significa niente altro che cantare in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione; far conoscere con la nostra bocca la Sua fedeltà – come abbiamo pregato con il Salmista. Ecco il nostro stupore, cari fratelli e sorelle: il piano di fedeltà di Dio passa attraverso la disponibilità di un uomo.
«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore». L’evangelista San Matteo lo ripete, con identiche parole, due volte: all’annuncio dell’angelo sul concepimento di Maria, e poi di nuovo, quando l’angelo li ammonirà di rifugiarsi in Egitto per fuggire alla persecuzione di Erode. Giuseppe, con Maria, con il piccolo Gesù, sono migranti e profughi - come tante famiglie oggi - costretti a scappare in Egitto varcando la frontiera di un Paese per fuggire alla spada dei soldati di Erode.
Ma in realtà questa formula può sinteticamente racchiudere tutta la vita di San Giuseppe: fecit sicut praecepit ei angelus Domini. Sta tutta qui la gloria e la santità del patriarca: questa frase vale molto di più di qualsiasi altra agiografia. Magari lo si potesse dire di ciascuno di noi: fece come gli aveva ordinato il Signore. Magari, caro Nicola, lo si potesse dire anche di te, per ogni giorno della tua vita al servizio della Chiesa Santa di Dio.
Non vi sia altra ambizione, altra felicità, altra ricerca, che quella di fare come aveva ordinato l’angelo del Signore.
É per questa strada - infatti - e solo per questa, che diveniamo anche noi collaboratori del disegno di fedeltà e di amore di Dio. Che ne sarebbe stato di questo disegno se Maria non avesse pronunciato il suo «sì»? Che ne sarebbe stato della promessa del Signore se Giuseppe non avesse fatto tutto ciò che gli aveva ordinato il Signore? Allo stesso modo, il disegno del Signore richiede la nostra collaborazione la nostra disponibilità a mettere da parte i nostri bei progetti per accogliere quello che liberamente il Signore ci propone. Così ha fatto San Giuseppe. La pietà popolare, per una scelta di delicatezza nei confronti della Vergine Maria, ha preso a raffigurarlo avanti nell’età. Ma mi piace ricordare che è molto più probabile che, al momento del concepimento di Maria, Giuseppe fosse un giovane. Pensate un giovane, alla vigilia delle nozze, a quell’età: quanti progetti, a quanti sogni, doveva avere in quel momento. Ma arriva Dio, e chiede di sgombrargli il campo.
E Giuseppe che fa? Giuseppe «fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore», anche se forse non capiva – come quando forse non capì quelle misteriose parole «Devo occuparmi delle cose del Padre mio» –, anche se non riusciva a vedere se non i piccoli passi che a poco a poco il Signore gli svelava, arrivando anche lui – come Abramo – a sperare contro ogni speranza.
Caro Nicola, non potevi cominciare il tuo servizio diaconale, in mezzo alla nostra Chiesa locale sotto auspici migliori di questi. Nell’interrogazione che il Pontificale romano prevede per il rito dell’Ordinazione dei Diaconi, ascolteremo questa domanda: Tu che sull’altare sarai messo a contatto con il corpo e sangue di Cristo vuoi conformare a lui tutta la tua vita? Il contatto con il corpo e con il sangue del Signore non può lasciarci come ci ha trovati. «Non è possibile vedere il volto di Dio e restare in vita», insegnano le Scritture; figuriamoci se è possibile toccare questo Dio – entrare in una comunione intima con Lui, con i poveri e i sofferenti - e continuare a condurre la nostra solita vita. Se il contatto con Dio, con l'Altro, non ci brucia, non ci consuma, non ci cambia definitivamente, è perchè in realtà non l’abbiamo mai visto – perchè non abbiamo mai cercato una comunione vera, totale, completa con Lui.
Il contatto con il corpo del Signore, ti consumi, e conformi tutta la tua vita a Lui, che non è venuto per essere servito, ma per servire. Proprio San Giuseppe ti suggerisce alcune note fondamentali di questo servizio, di questo ministero di carità, nel quale vivrai il tuo conformarti a Cristo. Sia, innanzitutto, un servizio silenzioso, come San Giuseppe fu «il Santo del silenzio». Fatti carico dei pesi dei tuoi fratelli, senza nulla pretendere e senza nulla chiedere. Così si collabora alla realizzazione del piano del Signore, fedele alle sue promesse: non discutendo, non chiedendo, non interrogando, ma servendo.
Lasciati affondare nel silenzio di Dio, perchè solo Lui ha il diritto di conoscere le profondità della tua anima.
Il tuo sia, poi, un servizio fedele, come Giuseppe fu «servo fedele e prudente», secondo la parola della liturgia. «La fedeltà è il nome dell’amore nel tempo» (Benedetto XVI, Fatima, 12.05.2010).
Potrenno forse arrivare i giorni in cui potresti sentirti smarrito e deluso, come per Giuseppe arrivarono i giorni del dubbio: tu continua a servire. Vedrai che sarà in questo olocausto che ritroverai il senso del tuo ministero, della tua diakonia.
E, infine, il tuo sia un servizio orante.
La fedeltà di San Giuseppe trova le sue radici, infatti, in una solida vita interiore, di cui egli è maestro. Soprattutto, ti raccomando la preghiera attenta della Liturgia delle Ore. Ricorda che, quando la preghi, è tutta la Chiesa che la prega in te: ogni tua mancanza a quest’obbligo, dunque, in un certo senso è togliere qualcosa alla santità di tutta la Chiesa.
«Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore»: da questa nostra disponibilità si fa evidente la promessa accolta e testimoniata. Nicola, non venir mai meno a questa disponibilità per non ostacolare il progetto di Dio su di te e sui fratelli che incontrerai nel ministero. Infatti, dalla nostra fedeltà, da una fede credibile, fruttuosa di opere di misericordia dipende l'evangelizzazione.
Infatti, il Signore si china sulle povertà del mondo egli non compie "l'ufficio del servo" ma lo è veramente.
Ha scritto il Cardinale Ballestrero: «San Giuseppe ha un ineffabile titolo di grandezza: quello di aver fatto battere il cuore di Maria in modo particolare». Pertanto, ci sostenga la Vergine Maria, la Madre del Redentore, la piena di grazia, che seppe nella volontà di Dio, essere Sua Serva.
Ci aiuti la Vergine Maria a conformarci sempre di più a Cristo, mettendo la nostra disponibilità al servizio del suo disegno di fedeltà e di Amore.
Amen.

† Sergio
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