Omelia Messa Crismale

Omelia Messa Crismale
OMELIA
MESSA CRISMALE
ARIANO IRPINO
BASILICA CATTEDRALE, 24 MARZO 2016
Fratelli e sorelle carissimi,
soprattutto voi, carissimi sacerdoti!
1. La celebrazione dell’eucaristia del vescovo con il suo presbiterio nella cattedrale è sempre la massima espressione - l’epifania - della Chiesa (concilio), ma lo è particolarmente oggi, in questo giorno in cui Gesù ci ha donato se stesso nell’eucaristia, ci ha consegnato il suo comandamento nuovo e ha istituito il sacerdozio ministeriale. Dai diversi luoghi in cui svolgiamo il nostro ministero - con una rappresentanza delle nostre comunità - ci stringiamo attorno all’altare del vescovo. È una grande gioia per me - quest’anno per la prima volta - accogliervi con gioia e potervi manifestare tutto il mio affetto, la mia ammirazione e la mia riconoscenza per il vostro impegno a servizio del Vangelo e della Chiesa che è in Ariano Irpino - Lacedonia. Condividere con voi la gioia di essere prete, testimone dell'amore di Cristo per l'umanità che arriva fino alla Croce!
Nel cenacolo la sera prima della sua passione Gesù ha pregato per i discepoli riuniti intorno a Lui, guardando al futuro, alla comunità dei discepoli di tutti i secoli a «quelli che crederanno in me mediante la loro parola».(Gv 17,20)
Quanto abbiamo di bisogno di ritrovarci, come Corpo, attorno al Cuore da cui sgorga l’efficacia di ogni segno santo! Quanto è prezioso poter ravvivare ancora una volta l’unzione che illumina, sostiene, guarisce e rende profumato il cammino di tutto il popolo di Dio!
E’ comprensibile che vi sia oggi un’attesa particolare da parte vostra, tanto più che è la prima occasione di rivolgermi a voi come vostro vescovo nella messa crismale!
Dirò subito: voglio sempre incontrarvi, nella semplicità, senza piaggerie e paternamente.
Un incontro che scaturisce -naturaliter- dalla meditazione della Parola di Dio e dal silenzio della preghiera personale.

2. «Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato ad annunciare ai poveri il lieto messaggio» (Lc 4,18).
Sono parole che possiamo ripetere anche noi, amati sacerdoti! Non dimentichiamo mai che abbiamo ricevuto lo stesso Spirito di Gesù, che è sceso su di noi e ci ha consacrato con l’unzione, il giorno in cui fummo ordinati presbiteri! Lo Spirito del Signore ci ha consacrato e appartenere a Cristo, per essere configurati a Lui sommo ed eterno sacerdote, per essere inviati, per la missione, e cioè per portare ai poveri il lieto messaggio di salvezza. Non una fredda dottrina, non un codice etico ma il Vangelo stesso che è Cristo morto e risorto per noi! Facendo riecheggiare alcune espressioni del beato Paolo VI… solo questo – come qualche volta già vi ho detto, cari sacerdoti - solo questo abbiamo da dare e possiamo dare al fratello povero che incontriamo, null’altro se non Cristo! Lui è la via che ogni uomo desidera percorrere; la verità che ogni cuore brama; la vita che sola può riempire di gioia!
«Il Signore chiede la nostra santificazione e la nostra consacrazione nella verità. E ci manda a continuare la sua missione... Il sacerdote è sottratto alla connessione del mondo e donato a Dio, proprio così, a partire da Dio, deve essere disponibile per gli altri, per tutti... Mi consacro - mi sacrifico: questa parola abissale che ci lascia gettare uno sguardo nell'intimo nel cuore di Gesù Cristo, dovrebbe sempre di nuovo essere oggetto della nostra riflessione... » (Benedetto XVI, Omelia sul Sacerdozio, 2009).
Siamo stati consacrati quindi per annunciare Cristo ai poveri con la parola e con l’esempio - ci venne ricordato all’ordinazione diaconale prima e presbiterale poi. I poveri di oggi! …e sono tanti! Tanti fratelli e sorelle, vicini e lontani, prigionieri e oppressi, subissati dai messaggi dominanti di una cultura del relativismo, da una dittatura del pensiero unico, che mina le basi stesse della fede in Dio e della verità del Vangelo: persone che vivono con poca o senza speranza, senza futuro, incapaci di dare un senso vero alla vita, e proprio per questo privilegiati da Dio. Non ci accada, cari sacerdoti, - mi piace ricordarlo proprio oggi che consacreremo il crisma e rinnoveremo le promesse sacerdotali - non ci accada di chiudere il cuore a questi fratelli e, forse, meritare gli stessi sonori rimproveri che Gesù rivolgeva ai farisei.

3. Quella del fariseismo è un rischio della nostra vita e della vita della comunità cristiana: crearsi «il muro di carta e il muro di incenso» (don Lorenzo Milani) fatto di persone autoreferenziali plasmate a volte secondo il nostro modo di essere e di agire. Badate tutti corriamo il pericolo che un fariseo possa nascondersi in noi!
La tentazione così di accontentarci dell’esistente, di apparire, di guardare «dal piedistallo del proprio io», se non con superficialità e distacco gli altri - a volte - anche tra noi sacerdoti, creando isole e possibili malumori… Siamo guaritori feriti! Tutto questo fa parte della nostra umanità ferita, e sempre bisognosa di guarigione, che la sacra ordinazione non ha annullato. Ne facciamo - voi ed io - quotidiana esperienza!
Ma, è nell’unzione sacerdotale, che ogni giorno siamo chiamati a rinverdire nella celebrazione eucaristica, in essa troviamo la forza dello Spirito Santo che scende sulle offerte, sul pane e vino attraverso di noi: facciamo in modo, cari amici, che questo Spirito non semplicemente transiti attraverso di noi…, ma vi lasci traccia! Ogni nostra celebrazione eucaristica rinnovi in ciascuno di noi l’unzione consacrante, che non solo segnò le palme delle nostre mani, ma tutta la nostra persona! Ogni Messa, cari sacerdoti sia ben preparata, ben celebrata, ci doni la consapevolezza di ciò che siamo: ministri di Dio, uomini della gioia, annunciatori della sua salvezza, strumenti per la santificazione e l’edificazione del popolo di Dio, la Chiesa!

4. La nostra Chiesa diocesana, popolo di Dio che è in Ariano - Lacedonia, sarà sempre più bella se voi, sacerdoti, sarete sempre più uniti a Cristo, al vescovo, tra voi e ferventi nel ministero.
Lo scorso anno papa Francesco nella messa crismale parlò della stanchezza dei sacerdoti.
Stanchezza a volte fisica, ma a volte, purtroppo, anche spirituale. Lottiamo sempre, cari amici, contro questa stanchezza, nemico che congiura per vivere un buon ministero!
Come me, quando ci si esamina con coraggio alla presenza di Dio, - senza cadere nello sconforto - vi scoprirete di vivere quotidianamente pieni di errori. Ma, abbiamo la preghiera è il collirio che spalanca lo sguardo del cuore che ci aiuta nella comprensione della nostra vita! Il Beato Paolo VI invitava all'indispensabilità del "primato dello spirituale" per stare saldi nella fedeltà a Cristo e alla Chiesa!
Troviamo, dunque, tempo per noi, per ritemprarci e recuperare le forze quando fosse necessario. Abbiamo il coraggio di chiedere aiuto - soprattutto al vescovo, aprendogli il cuore senza timore come ad un padre - quando avvertiamo una stanchezza nell’animo e la necessità di ravvivare il dono di Dio che è in noi! Ne va del bene della nostra Chiesa, dell’unità e della fraternità tra di noi. Infatti, da un rapporto falsato con noi stessi e con Dio, si pregiudicano le nostre fraterne relazioni. Dall'esperienza dei fallimenti, dalle delusioni e dai successi nel servizio di Dio e dei fratelli, ne deriva un aumento nell'Amare e il desiderio più fermo di continuare il nostro ministero.

5. L’Anno santo della Misericordia, che stiamo vivendo, ci chiede ad assumere con responsabilità la nostra missione che è il nostro unico balsamo. Essa non è prima di tutto un territorio da amministrare, un settore da gestire, un ufficio da esercitare… bensì un essere chiamati ed inviati da Cristo e in Cristo a portare la Misericordia di Dio a tutti! Questo slancio, che oggi ravviviamo, unifica la nostra vita e può farci vibrare all’unisono, come corde di un’unica cetra, secondo l’immagine d’Ignazio di Antiochia, e così «non disturbare la musica» con i nostri lamenti. Non saranno mai le affinità psicologiche o ideologiche oserei dire elettive a renderci uno, come il Figlio è una cosa sola con il Padre; né le nostre simpatie ad avvicinarci, né le nostre antipatie a dividerci.
Lo slancio di questa misericordia ricevuta e donata è l’accordo fondamentale, il rigo musicale su cui comporre la sinfonia ecclesiale.

6. In questo giorno in cui facciamo memoria dell’Ultima Cena di Gesù nella quale ci ha consegnato i doni inestimabili dell’Eucaristia e del Sacerdozio, formulo i più cari auguri di una Buona e Santa Pasqua a tutta la nostra Chiesa diocesana. A voi fedeli laici: attraverso il Battesimo partecipate anche voi al sacerdozio di Cristo e appartenete al suo popolo santo, la Chiesa, che è un popolo sacerdotale.
Auguri ai ragazzi e giovani che riceveranno la Cresima con il Crisma che oggi è consacrato.
Auguri a voi, religiosi, religiose, e persone consacrate che con la vostra testimonianza spargete nella Chiesa e nel mondo il profumo di Cristo. Auguri ai ministri straordinari della Comunione, in particolare a te, carissimo Antonio che oggi sarai istituito accolito: con il vostro ministero imiterete il Signore Gesù che si dona nell’eucaristia.
Auguri a voi cari seminaristi, che camminate fiduciosi rispondendo docilmente e generosamente alla vocazione.
Auguri a voi, cari Diaconi, che prestate il vostro servizio, come stretti collaboratori del vescovo e dei sacerdoti.
In maniera particolare auguri a voi, carissimi confratelli sacerdoti: la nostra Chiesa, a cominciare dal Vescovo, vi ringrazia per la quotidiana donazione a servizio di Dio ed edificazione dei fratelli.
Con riconoscenza e affetto rivolgo il mio pensiero ai Confratelli che nel corso di quest’anno ricordano un significativo anniversario di Ordinazione e un altrettanto significativo compleanno.

60° di Ordinazione presbiterale: Don Carmelo Nunno
50° di Ordinazione presbiterale: Don Costantino Pratola e Don Marco Di Brita
Presbiteri defunti: affidiamo a Dio Padre, don Remigio Fusi dei sodc, che in questo anno ci ha lasciato per celebrare la Pasqua con il Signore Risorto.

7. Cari sacerdoti, cari fratelli e sorelle, forti dell’esperienza di comunione che stiamo vivendo, torneremo ciascuno ai suoi impegni pastorali, ma sentiamoci intimamente uniti quando entreremo nel Sacro Triduo che la liturgia ci prepara. Chiediamo al Signore una grazia: la grazia di ricevere l’annuncio del mistero pasquale… come se lo ricevessimo per la prima volta. La notizia della morte di Gesù per noi l’abbiamo ricevuta - nella maggior parte dei casi - nell'infanzia: ormai ci siamo abituati, direi che ci siamo quasi assuefatti. Che colpo al cuore, invece, sarebbe se venissimo a scoprire fin dove si è spinto questo Amore adesso, in questo momento della nostra vita. Certo, un bambino riesce a commuoversi forse più di un adulto dinanzi ad un Uomo-Dio che muore per lui. Ma che succederebbe se questa notizia la ricevessimo per la prima volta ora... ora che conosciamo fin dove ci può portare la nostra debolezza... ora che conosciamo i nostri limiti, e dunque conosceremmo quanto abbondantemente c'è stato in questa morte per Amore... ora che possiamo realmente fare la proporzione tra la nostra miseria e la Sua Misericordia... ?
Ci aiuti la Vergine Maria a stupirci dalla scoperta di Dio Crocifisso per noi e che risorge, trascinandoci con Sé fuori da tutti i sepolcri - di peccato, d’ipocrisia, d’indifferenza, di disunione - in cui possiamo correre il rischio di chiuderci.

Sia lodato Gesù Cristo!

† Sergio
Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per assicurarti la migliore esperienza di navigazione possibile. Navigandolo ne accetti l'utilizzo. Per maggiori informazioni visita la nostra Cookie Policy