OMELIA ORDINAZIONE DIACONALE Di ANTONIO MELE

OMELIA  ORDINAZIONE DIACONALE  Di ANTONIO MELE

OMELIA

ORDINAZIONE DIACONALE

Di ANTONIO MELE

ARIANO IRPINO
 - CHIESA CATTEDRALE,

Domenica 28 agosto 2016 - ore 18

Carissimi sacerdoti,

Cari diaconi, religiosi, e religiose, seminaristi,

Caro Rettore Padre Franco,

Caro Don Gennaro,

Caro Antonio, cari familiari,

Amati figli e figlie nel Signore!

            L'eucarestia ci immette - come il primo movimento di una grande sinfonia di gioia e di bellezza -  nella comunione con il divino, spinge i  nostri passi con le "note" dell'incontro e della convivialità.

            E' un tempo dove Dio fa fiorire la nostra umanità partendo dalla primordiale relazione con Lui.

            Abbiamo riflettuto in questi giorni del convegno ecclesiale sul primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini: la famiglia.  Essa nasce dall'amore coniugale, segno e presenza dell’amore di Dio. Dalla famiglia è generata una nuova vita, manifestazione della bontà del Creatore, nasce della sua saggezza e del suo disegno di amore, malgrado le molteplici ferite!

            Caro Antonio, parlo al cuore di ciascuno di noi e a voi cari giovani, così numerosi questa sera!

            Papa Francesco alla GMG di Cracovia ci diceva: Oggi l’umanità ha bisogno di uomini e di donne, e in modo particolare di giovani..., che non vogliono vivere la propria vita “a metà”, pronti a spendere la vita nel servizio gratuito ai fratelli più poveri e più deboli, a imitazione di Cristo, che ha donato tutto sé stesso per noi. Di fronte al male, alla sofferenza, al peccato, l’unica risposta possibile per il discepolo di Gesù è il dono di sé, anche della vita, a imitazione di Cristo.

            Abbiamo vissuto il convegno - e come avremmo voluto che il tempo non fluisse così velocemente! - Abbiamo incrociato tanti volti!

             Nella nostra diocesi, come ogni famiglia, ci si preoccupa di trasmettere ai suoi figli il contenuto della sua memoria. Abbiamo celebrato il vissuto della comunione ecclesiale partendo dall'interrogativo: «Chiesa di Ariano Irpino – Lacedonia, dove sei? A che punto sei? Che dici di te stessa?».

            Le risorse per formulare una risposta le ritroviamo attigendo alla vitalità della nostra Chiesa!

            La liturgia della Parola ci ha fatto ascoltare questa parola del Siracide: Figlio, compi le tue opere con mitezza,
e sarai amato più di un uomo generoso. (Sir 3,19)

            Ogni diacono - in un certo modo tutti noi - è insieme un apostolo e un servitore: mai “schiavo” dell’agenda e sempre capace di “trascurare gli orari” per aprire spazi ai fratelli, secondo lo stile di Dio improntato alla “mitezza”.

            Il servizio ecclesiale ha tratti umili  per imitare Dio, servendo gli altri con amore paziente. E' Nella mitezza, che si matura la vocazione di ministri della carità! (Papa Francesco)

            Sempre coscienti della nostra natura, per prendere in considerazione le cose che il Signore ci chiede, senza affannarci.

            Dobbiamo sapere che il Signore accoglie l'umile lode dei poveri: mentre l'orgoglio e la superbia cercano il proprio sapere astruso.

            Voglio fermarmi questa sera a riflettere sull'umiltà (humilitas).

            La virtù dell’umiltà ha uno statuto speciale: la possiede chi non crede di averla! Solo Gesù è veramente “umile di cuore”.

            Ci chiediamo ma la Madonna aveva la virtù dell’umiltà? Certo, in grado sommo, ma questo lo sapeva solo Dio. Infatti, proprio questo costituisce il pregio  della vera umiltà: che il suo profumo è colto soltanto da Dio, non da chi lo emana. San Bernardo scrive: “Il vero umile è chi vuole essere ritenuto vile, non proclamato umile”.

            L'umiltà indica la strada della verità che  facciamo fatica ad imboccare. Dio è umiltà perché è amore. Dio ci lascia liberi!

            L’amore fornisce dunque la cifra per capire l’umiltà di Dio: ci vuole poca forza per mettersi in mostra, ce ne vuole molta invece per mettersi da parte.  Dio è questa illimitata potenza di nascondimento di sé e come tale si rivela Cristo. La manifestazione visibile dell’umiltà si ha contemplando Cristo che lava i piedi ai discepoli e, quando sulla croce continua ad amare.

            L'umiltà non sta nell’essere "piccoli", perché si può essere piccoli senza essere umili; va detto che il sentirsi piccolo e insignificante nasce, a volte, da un complesso di inferiorità che può portare al ripiegamento su di sé.

            L’umiltà è nel farsi piccoli per amore, per “innalzare” gli altri.

            Così è stata l’umiltà di Gesù; egli si è fatto piccolo annullandosi per noi. L'umiltà e mettersi in gioco con generosità.

            Cari amici, Il "banchetto eucaristico" è costato la Croce di Cristo che ancora stasera viene piantata sul Golgota!

            Gesù ci invita al "banchetto nuziale" senza fare distinzioni, partendo dagli ultimi, da quelli che sono sullo sfondo della storia e, a volte, ai margini delle nostre comunità.

            Per loro dobbiamo imbandire la nostra mensa! Dare senza chiedere nulla, in questo è sentirsi amati e stabilire una relazione d'amore. Iniziamo proprio dalle nostre famiglie, dalla famiglia del presbiterio e dalle nostre comunità!

            Tutti abbiamo un sincero desiderio di essere amati... Ma solo amando se ne può fare esperienza!

            Donandoci - nutriti dalla preghiera - muoviamo  passi spediti verso la fraternità!

Se, invece, vogliamo salvaguardare un "posto", ci sentiamo in un perenne stato d'assedio. Corriamo il rischio di creare il vuoto attorno a noi, per paura.

             Mettendoci - come Gesù ci chiede - all'ultimo posto siamo nel posto migliore, quello che Lui ha scelto: accanto ai poveri e agli emarginati, Gesù così non ci vuole dare una lezione di galateo, ma di vita!

            Da dove cominciare per diventare «servi buoni e fedeli» (cfr Mt 25,21)? Il "servo" si allena a donare la vita. Chi serve non è un custode geloso del proprio tempo. Sa che il tempo che vive non gli appartiene, ma è un dono che riceve da Dio per offrirlo. Chi serve  è docile di cuore, è disponibile. Il servitore sa aprire le porte a chi gli sta vicino. E' davvero triste trovar chiuse le porte delle nostre case, o delle nostre comunità!  Abbiamo necessità che le porte del nostro cuore si aprano per accogliere non per scrutare e giudicare....

            Vivendo in questa disponibilità, il nostro sarà un servizio senza tornaconto ed evangelicamente fecondo.

            Stiamo, però, anche attenti alle "uscite di sicurezze", a vie di "fuga" che noi solo conosciamo.

            Per essere intimi del Signore è necessario un tempo da varcare per essere quotidianamente suoi  con la preghiera.

            Questo tempo dilata lo spazio e restituisce energie per andare, uscire, annunciare e testimoniare.

            Il nostro convenire esige che andiamo incontro alla storia delle persone, a farla nostra, in una relazione con i volti, che in controluce fanno trasparire  il Volto di Dio.

             Cristo ci indica la strada da percorrere: la diakonia! 

             I diaconi afferma San Policarpo, vescovo di Smirne: «siano misericordiosi, attivi, e camminino nella verità del Signore, il quale si è fatto il servo di tutti» (S. Policarpo, Ad Phil., 5, 2, in Funk 1, 300, citato in LG 29)

            Cari fratelli e sorelle,«Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Per seguire Gesù, bisogna avere coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ci aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia che nasce dall’amore di Dio».[1]

            Rimmettere Dio al primo posto è la "password" che spalanca finestre vere di dialogo con la vita!

            Il suo "pin" è la fede che condividiamo, è la via della vita degli uomini che, pur non credendo non cessano di cercare.

                        La fede non è  un rifugio o "un tappabuchi" per gente senza coraggio. Essa ci fa scoprire la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, perché il suo fondamento è nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità.

            Cari amici, la beatitudine dell'umiltà risplenderà sempre più nella Chiesa anche per la nostra umile testimonianza.   Con l'umiltà si placano le lotte, le ostilità e si spianano le asperità; si accoglie nella nostra vita il  Signore.

            Caro Antonio ti accompagni la nostra preghiera!

XSergio, vescovo


[1] papa Francesco, Veglia di preghiera con i Giovani, Discorso del Santo Padre, Cracovia, 30 luglio 2016

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per assicurarti la migliore esperienza di navigazione possibile. Navigandolo ne accetti l'utilizzo. Per maggiori informazioni visita la nostra Cookie Policy