Carissimi fratelli e sorelle,
all’inizio del mese di ottobre desidero consegnare alla comunità diocesana un’antica e bella invocazione alla Vergine Maria:
«Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio.
Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
ma liberaci da ogni pericolo,
o Vergine gloriosa e benedetta».
Sono parole che ancora oggi sentiamo particolarmente nostre.
Viviamo un tempo inquieto, segnato da guerre, migrazioni e profonde tensioni. Da tante parti del mondo giunge il grido di popoli feriti, dalla Terra Santa all’Africa, dall’Oriente all’Occidente; il grido di famiglie divise, di uomini, donne e bambini che attendono di poter tornare a vivere senza paura.
Di fronte a tanto dolore potremmo sentirci impotenti. Ma la Chiesa non può rassegnarsi alla guerra, né smettere di invocare e costruire la pace nella nostra vita e nelle nostre relazioni.
Per questo desidero che il mese di ottobre sia vissuto come un tempo di preghiera, di riflessione e di impegno per la pace e la riconciliazione.
Invito le parrocchie ad iniziare il mese di ottobre con la recita comunitaria del Santo Rosario. In modo particolare, mercoledì 7 ottobre, memoria della Beata Vergine Maria del Rosario, desidero che in ogni parrocchia della nostra Diocesi si tenga, nelle ore serali, una celebrazione comunitaria del Santo Rosario per la pace.
Quella sera vorrei che dalle nostre chiese si levasse idealmente una sola voce. Nelle comunità giovani e anziani, famiglie e persone sole siano uniti nella stessa preghiera, affidando a Maria le sofferenze dell’umanità e implorando da Dio il dono della pace.
Sarà un gesto semplice, ma profondamente ecclesiale: la nostra Chiesa diocesana raccolta attorno a Maria, voce di chi soffre, di chi ha paura, di chi attende che finalmente tacciano le armi.
Il Rosario, nella sua semplicità, ci conduce al cuore del Vangelo. I grani scorrono tra le dita mentre, con lo sguardo di Maria, contempliamo Cristo. Nei suoi misteri ripercorriamo la vita di Gesù: la sua venuta tra noi, le sue parole e i suoi gesti, la passione e la morte, la gioia della risurrezione. Mistero dopo mistero, il Vangelo entra nella nostra preghiera perché possa entrare nella nostra vita.
Ed è proprio da qui che nasce la missione. In un tempo nel quale siamo chiamati a trovare linguaggi e strade nuove per evangelizzare, il Rosario ci ricorda che non possiamo annunciare Colui che non incontriamo, né testimoniare una Parola dalla quale non ci lasciamo trasformare.
Alla scuola di Maria impariamo a custodire il Vangelo e a portarlo nella vita quotidiana: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, tra i giovani, accanto a chi è solo, a chi soffre, a chi ha perduto la speranza. Anche la pace nasce da un cuore trasformato dal Vangelo. Non riguarda soltanto le grandi decisioni dei popoli e delle nazioni: comincia nelle nostre case e nelle nostre relazioni, quando sappiamo ascoltare, rinunciare a una parola che ferisce, compiere il primo passo verso chi si è allontanato, perdonare e chiedere perdono. Non possiamo chiedere a Dio di far tacere le armi nel mondo senza permettergli di disarmare anche il nostro cuore.
Durante questo mese vorrei invitare le famiglie a ritrovare, qualche momento per pregare insieme. Non importa che sia sempre l’intera corona: anche una sola decina, recitata con fede, può diventare uno spazio nel quale affidare al Signore le fatiche e le speranze della vita quotidiana.
Affidiamo a Maria le vittime delle guerre, i bambini, quanti sono costretti ad abbandonare la propria casa, chi ha perduto una persona cara e chi vive nella paura. Affidiamo a Lei anche coloro che hanno responsabilità nella vita dei popoli, perché sappiano percorrere con coraggio le vie del dialogo, della giustizia e della riconciliazione.
Mentre pronunciamo le Ave Maria, portiamo davanti al Signore i volti e le ferite dell’umanità, certi che nessuna preghiera vada perduta.
Maria, Regina della pace,
custodisci le nostre comunità,
proteggi quanti soffrono
e ottienici il dono della pace.
Vi benedico con cuore di padre,
✠ Sergio Melillo
Vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia